ROOTS HIGHWAY - Italy
MARISA YEAMAN 'Pure Motive' (Deep Pearl)

La scuola di Marisa Yeaman estata la strada, espressione abusata ma quanto mai opportuna nel suo caso: dall eta di quattro anni ha vissuto infatti, per motivi di lavoro, in un caravan al seguito della sua famiglia. Il senso del viaggio, fisico e mentale, e rispecchiato nelle sue canzoni dall asciutta ossatura folk, con qualche aroma country blues fra le righe. Intorno alle sue liriche la vastita del continente australiano, terra da cui la Yeaman arriva alla nostra conoscenza, dopo una gavetta durata un decennio. Di fatto solamente nel 1996 decide di abbracciare la carriera di musicista, spinta dagli incoraggiamenti di altri colleghi. Definita uno dei migliori segreti della scena di Southern Capital, Marisa approda quindi al suo primo serio lavoro solista, 'Pure Motive', dopo tre ep che le sono serviti per farsi le ossa. Per la stesura di queste tredici ballate si e avvalsa della collaborazione di alcuni quotati strumentisti della scena roots australiana, tra cui spiccano i nomi dell ottimo Andrew Pendlebury alle chitarre, Ed Bates alla pedal steel, Rob Tabuteau al dobro e il bluesman Dave Steel all armonica, ospite nella bluesy Nightskin. Dal titolo stesso si possono intuire le mire della Yeaman, che nonostante qualche proposta di natura piu commerciale, ha deciso di seguire un percorso personale e coraggioso, lontano dalle lusinghe del business musicale e vicino al proprio sentire di artista: 'Pure Motive' racchiude dunque il senso "puro" del fare musica secondo un autrice di buone speranze. Voce espressiva seppure non prodigiosa, ambientazioni spiccatamente acustiche e folkie (vedi l apertura con Watching Fire Burn e Holy Water e le varie Vacant Sign, King Tide e Little Girl Lost), il disco della Yeaman e fin troppo monocorde nella scelta degli arrangiamenti per compiere quel salto di qualita richiesto ai grandi talenti - la definizione affibbiatale sembra insomma un po esagerata - mostrando tuttavia un idea antica di scrivere ballate. Cresciuta, per sua stessa ammissione, con i suoni della West Coast americana degli anni settanta, palesa quest amore nella dolce malinconia di numerose melodie, tra cui l accoppiata Didn't Mean To Fall In Love e Damned if you Love Me (forti debiti, specialmente nella prima, verso Joni Mitchell), ed una struggente Lonely Puppet per piano e chitarra. Rarissimi gli episodi che provano a staccarsi dalle trame folk: si intravede un possibile sbocco elettrico in Solid Ground, piu rotonda e rock del resto, nonostante rimanga addosso l impressione di una certa ripetizione, un attaccamento quasi maniacale verso alcune imbastiture acustiche, che danno forse omogeneità al disco, rendendolo pero troppo rigido
Fabio Cerbone - www.rootshighway.it

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